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UNITI nella MAIL ART

di Hans Braumüller, Ruggero Maggi, Clemente Padín e Chuck Welch.
Maggio 2020

“Il documento UNITI nella MAIL ART vuole essere testimonianza della nascita e dello sviluppo di questa espressione artistica conosciuta come ARTE POSTALE… senza dubbio la più ampia – al di fuori del mercato dell’arte – per numero di partecipanti e per estensione, sia a livello geografico che temporale. Ciò può essere spiegato per il suo dichiarato proposito di porsi fuori dall’ambito commerciale, senza attribuire alcun valore venale allo scambio, ma privilegiando la comunicazione e la padronanza del mezzo postale… per questo non morirà mai. Per una comunicazione genuina sono sufficienti due interlocutori che esercitino il loro ruolo sociale”.

                                                                 Clemente Padín, Montevideo, 21.05.2020

Ruggero Maggi e Shozo Shimamoto.
  • STORIA
  • IL PRIMO “ISMO” DELLA MAIL ART – NEOISMO
  • LA SFIDA DELLA MAIL ART NELLE AMERICHE
  • LA SOPRAVVIVENZA DEGLI ARTISTI
  • PROGETTI DI MAIL ART TRA ASIA-PACIFICO, AUSTRALIA ED EUROPA
  • AFRICA
  • SFIDANDO LA CORTINA DI FERRO DELL’EUROPA DELL’EST
  • LA VOCE COMUNE DELLE RIVISTE DI MAIL ART
  • MAIL ART… DALL’ANALOGICO AL DIGITALE
  • ARCHIVI DI MAIL ART
  • CONCLUSIONI
  • STORIA

La Mail Art, conosciuta anche come Arte postale, nacque all’inizio degli anni Sessanta. Questa forma d’arte della comunicazione fu influenzata dall’attitudine di alcuni artisti Fluxus di fondere il concetto di vita con quello di arte; compositori, disegnatori, editori e poeti internazionali cominciarono a produrre, sotto la guida dell’artista lituano-americano, George Maciunas mailinglists, francobolli, cartoline sperimentali e kit postali.

Nel 1970, utilizzando proprio come mezzo di comunicazione la posta internazionale, il gruppo Canadian Image Bank di Michael Morris, Vincent Trasov e Lee Nova realizzò i primi progetti. Due anni dopo, nella Polonia controllata dal regime sovietico, 26 artisti postali e fluxusfirmarono un Net Manifesto per un Network decentralizzato, aperto e non-commerciale. Il progetto, redatto in nove punti, fu coordinato da Jaroslaw Kozłowski e Andrzej Kostołowski fino a quando l’appartamento di Kozłowski fu oggetto di un’irruzione da parte della polizia polacca.

Uno scambio di lettere più intimistico e personale è presente nella corrispondenza enei moticos (collages), opere del pioniere della Pop Art Ray Johnson, che precedette Fluxus, Image Bank e Net Manifesto. Nel 1945 Johnson lasciò la sua casa a Detroit, Michigan, e si diresse in autostop al Black Mountain College nella Carolina del Nord, dove fu studente del famoso artista e maestro della Bauhaus Josef Albers. Nel 1960 iniziò a spedire arte postale a critici d’arte, ad artisti Popedall’establishment artistico di New York.

Per definire questa particolare attività artistica di Johnson, il suo caro amico a New York Ed Plunkett coniò il nome di New York Correspondance School of Art, definizione che Johnson adottò per schernire la Abstract Espressionism Art School di Willem de Kooning. Con lo stesso spirito ironico Ray Johnson creò le “nothings” facendo il verso agli Happenings di Allan Kaprow.

Ray Johnson non affermò mai di aver inventato il termine mail art che fu coniato invece, nel 1971, dal curatore e critico d’arte Jean-Marc Poinsot nel suo libro Mail Art: Communication a Distance Concept. Nell’edizione della rivista di gennaio/febbraio 1973 di Art in America il termine Mail Art apparve nell’articolo intitolato Discorso storico sul fenomeno della Mail Art del poeta nordamericano David Zack il quale,insieme a Roy Deforest, fondò il movimento artistico California Funk.

Nel 1970 il Whitney Museum of American Artpresentò la New York Correspondance School of Art (NYCS) in una esposizione di arte per corrispondenza che consisteva unicamente nell’invito di Johnson ad altri personaggi. Vari noti artisti Fluxus considerarono Johnson come il “padre della Mail Art ma, anche se Johnson realizzò “nothings” in vari eventi Fluxus, non si considerò mai parte di questo movimento artistico e non gli piaceva neppure che la sua “scuola” fosse considerata un “network”. L’artista ed ideologo Robert Filliou nel “Fête Permanente / Eternal Networkconsiderò la “mail art”come un “network eterno” il cui accesso potesse essere aperto a tutti, artisti e non.

Larte postalesi espanse e si trasformò in una “rete decentralizzata” con migliaia di artisti internazionali anche grazie ai progetti ed agli elenchi dei partecipanti messi in circolazione sulla Costa Occidentale degli Stati Uniti da Ken Friedman, il più giovane membro di Fluxus, e su quella orientale da Dick Higgins. Nell’aprile del 1973 il Museo di Arte Joslyn in Omaha, Nebraska, ospitò  il network project esteso a livello urbano e regionale Omaha Flow Systems di Ken Friedman. Questo emblematico progetto permise a migliaia di artisti di contribuire senza giudici o giurati: aspetto essenziale della mail artche sopravvive ancora oggi. Si incoraggiarono inoltre i visitatori della mostra a toglierei lavori di arte postale dalle pareti sostituendoli con le loro creazioni di mail art.

Robert Indiana, preminente precursore nordamericano dell’assemblage-art, contribuì alla realizzazione dell’intercambio proposto dal progetto Omaha Flow Systems, così come fece May Wilson corrispondente ed amica di Ray Johnson, pioniera femminista della mail art a New York.

Durante gli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta la scuola di Ray Johnson prosperò, sebbene Johnson affermasse di averla “uccisa” con un annuncio pubblicato sul New York Times del 1973. I progetti internazionali Fluxus “fiorivano” e particolarmente attivi furono il gruppo di artisti canadesi General Idea, i Dadaisti dell’area del Mendocino e quelli della Baia di San Francisco: Anna Banana, Bill Gaglione, Buster Cleveland, Lon Spiegelman, Tim Mancusi, Monty Cazazza, Opal Nations, Pat Tavenner, Genesis P-Orrige e Ginny Lloyd, per citarne alcuni.

IL PRIMO “ISMO” DELLA MAIL ART – NEOISMO

Nel 1979 nacque il Neoismo, ideato dall’emigrato ungherese Istvan Kantor che “cospirò”, in brevi editoriali su riviste, con i poeti Al Ackerman e David Zack insieme ai quali lanciò una strategia per condividere con altri uno pseudonimo (identità multipla) di una Pop star, basata sul personaggio immaginario di Monty Cantsin. Dalla sua origine a Portland, Oregon, il Neoismo si estese in Europa durante gli Anni Ottanta trasformandosi successivamente nell’identità condivisa di Karen Eliot, dello scrittore britannico Stewart Home. I neoisti di Montreal, New York, San Francisco e Baltimora realizzarono manifesti, volantini, bollettini e la rivista Smile,utilizzando il network della mail artcome sistema di distribuzione, una non semplice coesistenza tra queste eterogenee esperienze artistiche.

Un’altra identità collettiva che si manifestò in Italia fu quella di Luther Blissett, il cui “portatore zero” fu un inconsapevole calciatore con una sfortunata apparizione in una squadra milanese.

LA SFIDA DELLA MAIL ART NELLE AMERICHE

Fin dagli inizi e durante gli anni Settanta, la mail art nelle due Americhe si delineò in relazione a come gli artisti postali resistettero allo “status quo” culturale e politico.

Mentre i nordamericani si ribellarono al formalismo, alla fama, alla moda, ai musei, ai critici delle gallerie e alle istituzioni, i latinoamericani resistettero e si opposero ai propri regimi repressivi. L’obiettivo non era quello di affermare la propria identità personale, ma di sviluppare strategie interdisciplinari aperte per instaurare una comunità locale e globale come atto politico. Nel Nord America, l’atto più radicale di Ray Jonhson fu quello di liberare l’arte dalla sfera commerciale regalando o barattando suoi lavori in un’ottica di libero scambio, mentre in America Latina la mail artrappresentò anche una lotta rivoluzionaria  per la quale gli artisti furono incarcerati, torturati, esiliati e assassinati.

Edgardo Antonio Vigo (1928-1997), Clemente Padín, Paulo Bruscky e Graciela Gutiérrez Marx (Argentina) furono i principali e tra i primi artisti concettuali sudamericani. Sono da ricordare anche l’artista tedesco-uruguaiano Luis Camnitzer, l’argentina Liliana Porter a Buenos Aires nel 1968 e Pedro Lyra in Brasile che, nel 1970, pubblicò un manifesto sulla mail art. In America Latina le prime mostre furono realizzate da Clemente Padín in Uruguay (1973), da Edgardo Antonio Vigo in Argentina e da Paulo Bruscky in Brasile (1974).

Nel 1976 Palomo, figlio di Edgardo Vigo, fu vittima del terrorismo di stato perpetrato dalla dittatura militare argentina durante la quale migliaia di studenti, giornalisti e attivisti furono assassinati o “desaparecieron”. Nello stesso anno Vigo scrisse  Arte Correo: Una nueva fase en El Proceso Revolucionario de Creación, in cui descrisse la mail art comeuna storia alternativa dell’arte. La sua collaboratrice, Graciela Gutiérrez Marx, propose un’operazione di poesie in azione e, nell’agosto del 1984, partecipò alla costituzione dell’Asociación Latinoamericana y del Caribe de Artistas-Correo, fondata nella città di Rosario in Argentina, che riunì la maggior parte degli artisti postali dell’America Latina e che presto divenne strumento di scambio e comunicazione. Tra i fondatori citiamo anche Clemente Padín e Jorge Caraballo che nel 1977, a causa delle loro azioni di arte postale in opposizione alla giunta militare, subirono carcere e torture. Padín, come Gutiérrez Marx, realizzò nelle strade e nelle piazze performances con azioni poetiche che denominò il linguaggio dell’azione.

Quando gli artisti postali brasiliani Paulo Bruscky e Daniel Santiago organizzarono la Seconda Esposizione Internazionale di Mail Art brasiliana nel 1976, la polizia immediatamente chiuse la mostra, distrusse le opere ed incarcerò i due artisti. Bruscky affermò: “È sempre lo stesso: coloro che pretendono di essere padroni della cultura, cercheranno sempre di imporre le loro regole”.

A tal proposito è importante menzionare il gruppo internazionale di artisti postali Solidarte, attivo in diversi paesi, che si poneva l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica per ottenere la scarcerazione dell’artista salvadoregno Jesus Romeo Galdamez. Con l’intervento della comunità internazionale di artisti postali furono organizzate pressanti azioni mondiali per liberare Clemente Padín incarcerato dal 1977 al 1984 e Jorge Caraballo dal 1977 al 1978.

LA SOPRAVVIVENZA DEGLI ARTISTI

Negli ultimi trent’anni del XX secolo i mailartisti latinoamericani, dell’Europa dell’Est e dei Balcani lottarono per r-esistere all’interno dei propri regimi repressivi mentre oggi, la provocazione artistica, con i conseguentiscontrie controversie, risulta più incentrata sul mondo stesso dell’arte che non sulla sopravvivenza degli artisti stessi.

Gli artisti polacchi Pawel Petasz, Tomasz Schulz e Andrzej Kwietniewski furono sottoposti alla legge marziale quando il movimento Solidarność di Lech Walesa fu abolito nel 1981. Nella Germania Orientale Robert Rehfeldt, Ruth Wolf-Rehfeldt e Friedrich Winnes per anni vissero costantemente sotto il controllo della polizia segreta Stasi, così come anche in Ungheria la polizia sorvegliò gli artisti postali György Galántai e la sua partner Júlia Klaniczay, curatori di importanti esposizioni di arte sperimentale. Durante la sanguinaria guerra dei Balcani negli anni Novanta, i pacifisti e mailartisti serbitra cuiAndrej Tisma, Dobrica Kamperelić, Nenad Bogdanovic soffrirono embarghi, censure, guerre, povertà e inanizione.

Nell’Europa Occidentale e in Gran Bretagna, così come in America gli artisti postali sovvertirono i limiti artistici prestabiliti dalle istituzioni. La sopravvivenza è spesso un viaggio solitario, di cui i primi testimoni sono proprio gli operatori postali, anche se la mailart offre connessioni con il mondo intero attraverso il contenuto di una semplice busta. Gli artisti europei si distinsero a livello concettuale per esporre sia in centri artistici locali sia in spazi alternativi: banche, bagni, bar, bordelli, cartelloni pubblicitari, soffitte, stanze da letto e balconi.

Gli artisti dell’Europa Occidentale utilizzarono in modo innovativo molti mezzi: francobolli, timbri, audio-arte, copy-art, libri d’artista, riviste e video d’arte. La mail artsi manifestò anche nell’arte concettuale di Klaus Groh. L’artista Robin Crozier creò il progetto Memo (Random) Memo (RY), una banca dati dei ricordi.  Keith Bates ideò una speciale serie di caratteri per la mail art. L’artista e teorico belga, Guy Bleus, costituì un grande archivio di mail art, l’Administration Center. Il regista danese Niels Lomholt sperimentò la mail art nel video e realizzò la pubblicazione di formulari strutturati e schematici. In Olanda, Ruud Janssen creò l’Unione Internazionale di Mail-Artisti (IUOMA).

Rod Summers/VEC fu pioniere nella ricerca sulla audio-art, nella poesia visiva, sperimentale e concreta. Ulises Carrión, riconosciuto teorico dell‘arte postale e dei libri d’artista fondò la Other Books and So,una galleria/libreria di Amsterdam dedicata a pubblicazioni di artisti sperimentali e video-performances. Gli artisti visivi e performers della Germania Occidentale Josef Klaffki/Joki e Henning Mittendorf si distinsero nella mail art anche per i loro timbri d’artista.

Alcuni artisti postali francesi, come Jean Nöel Laszlo, organizzarono importanti esposizioni di artistamps(francobolli d’artista), tra cui quella al Musée de la Poste intitolata Timbre d’Artiste. Il poeta visivo e artista concettuale Daniel Daligand divenne famoso come “Mickeymouseologist”. L’artista concettuale svizzero H. R. Fricker  organizzò il primo congresso decentralizzato internazionale di mail art nel 1986 con il suo connazionale Günther Ruch, editore della rivista d’arte postale Clinch. In Italia Mariapia Fanna Roncoroni creò Silent books libri-oggetto senza testo, a Forte dei Marmi Vittore Baroni editò Arte Postale! la prima fanzine italiana dedicata alla mail art e con il designer d’avanguardia Piermario Ciani creò lo Stickerman Museum dedicato a tutte le forme di “arte adesiva”. GAC (Guglielmo Achille Cavellini) brillante artista con una spiccata ironia fu creatore del famoso concetto dell’Autostoricizzazione, il poeta visivo Marcello Diotallevi ideò il progetto Lettere al mittente e Ruggero Maggi realizzò dal 1975 vari eventi di arte postale per la pace ed il disarmo nucleare intitolati Uniti per la pace (dedicati alla situazione sociale in Polonia e alla guerra aperta tra Argentina e Gran Bretagna per le Isole Malvinas). Questi nuovi linguaggi artistici dell’arte concettuale e della collaborazione interculturale sopravvivono ancora oggi per merito degli artisti postali europei.

Mentre la sopravvivenza per gli artisti dell’Europa Orientale e dell’America Latina è stata complessa, in Nord America i mailartisti hanno dovuto affrontare invece una diversa forma di censura politica, per la quale guardarono con sospetto il mercato dell’arte e affermarono che l’establishment artistico discriminava le donne, le minoranze e le nuove forme artistiche come libri d’artista, la poesia visiva e la copy-art. Critici come Thomas Albright e Greil Marcus definirono la mail art come “spazzatura a copia veloce” affermando che “L’arte postale era una forma di arte pittoresca e immediata che si era autoesclusa dalla storia”. Fu contro questa visione del mondo antropocentrica, discriminante ed elitaria che gli artisti postali nordamericani Charles Stanley (anche noto come Carlo Pittore), Chuck Welch (anche noto come Crackerjack Kid), David Cole, Mark Wamaling, John Held Jr. e JP Jacob pubblicarono un ultimatum che sfidò pubblicamente l’establishment artistico. Nel febbraio 1984 questi artisti postali tennero una serie di conferenze pubbliche – “Artists Talk On Art” – sponsorizzata dalla Wooster Street Gallery di New York. La serie dedicò due appuntamenti alla mail art di cui il secondo, intitolato “Mail Art: una nuova strategia culturale”, videcome ospite un importante critico d’arte di New York City che fu allontanato dal ruolo di moderatore per essere stato uno dei giurati alla Mail Art Then and Now International Exhibition (nota del traduttore: la mail art non ama premi o concorsi, non è stata ideata per i primi della classe, quindi anche costituire giurie o esserne parte è assolutamente negativo) che si era tenuta alla Franklin Furnace. La N’Tity Mail Art League, guidata dal pittore dell’East Village Carlo Pittore, dichiarò “L’arte non è a vantaggio dell’arte”, opinione sostenuta da molti artisti postali e pubblicata sulla rivista Umbrella di JudithHoffberg.

Riguardo a ciò, quando fu chiesto a Ruggero Maggi cosa ne pensasse delle istituzioni in relazione alla mail art, rispose: “La Mail Art usa le istituzioni nei luoghi delle istituzioni  contro le istituzioni”. Un’altra famosa frase in ambito mailartistico apparve nel 1985 in numerosi timbri realizzati dall’artista postale H.R. Fricker che, confrontando artisti e Belle Arti, celebrò gli artisti con una sua ironica osservazione: “La Mail Art non è una delle belle arti, è il mailartista che è bello”.

PROGETTI DI MAIL ART TRA ASIA-PACIFICO, AUSTRALIA ED EUROPA

La mail art si diffuse in Giappone anche grazie alla prima mostra Re-cycle Exhibition realizzatanel 1972 alla Tokiwa Gallerya Tokyo. In Nuova Zelanda ad Auckland l’artista postale Terry Reid creò l’Inch Art Edition, un volantino presentato nel 1974 sotto forma di un falso giornale. Le prime azioni di mail art a favore della pace e contro i progetti nucleari furono spesso esposti in gallerie private situate in Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Anche gli artisti postali australiani contribuirono, aderendo ad Amnesty International, a liberare gli artisti postali latinoamericani imprigionati dalle dittature in El Salvador, Brasile, Argentina, Cile e Uruguay.

Tre pionieri giapponesi della mail art Shozo Shimamoto, Ryosuke Cohen e Mayumi Handa svilupparono progetti di networking viaggiando all’estero. Shimamoto, il co-fondatore del gruppo giapponese d’avanguardia Gutai, usò la sua testa rasata come tela per l’intervento artistico di centinaia di artisti che incontrò in tournée in Europa e Nord America. Handa, come Shimamoto, realizzò tagli particolari di capelli che definì kami performances a favore della pace. Brain Cell rappresenta, invece, uno dei progetti dimail artpiù persistenti e duraturi dell’artista postale giapponese Ryosuke Cohen. Pubblicato regolarmente dal 1985, il progetto di Cohen ha raggiunto oltre 1.080 edizioni. Cohen, in collaborazione con Shozo Shimamoto, fu il fondatore di Artists Union (AU / Art Unidentified).

Entrambi gli artisti collaborarono con Chuck Welch alla realizzazione della prima presentazione di arte postale di Flags Down For World Peace. Nel 1985 centinaia di bandiere per la pace di artisti postali di tutto il mondo furono raccolte da Welch e presentate al Museo Metropolitan di Tokyo, dove gli artisti della “AU” le unirono cucendole insieme per realizzare un’enorme striscione, ripreso anche dalla televisione nazionale giapponese. Quello stesso anno Welch collaborò con Ryosuke Cohen alla distribuzione pubblica di Francobolli di pace durante la commemorazione del 40° anniversario dell’Olocausto nucleare di Hiroshima.

Il Progetto Ombra realizzato dal 1985 da Ruggero Maggi in Italia – con la partecipazione anche di GAC (Guglielmo Achille Cavellini) ed Enrico Baj -, Irlanda, Germania (con la collaborazione di Peter Küstermann), Stati Uniti, Uruguay (con la collaborazione di Clemente Padìn) culminò in Giappone, con il contributo di Shimamoto e Cohen, ad Hiroshima il 6 agosto 1988: un grande “Mail art meeting” con performers internazionali e presentato poi anche in altre città giapponesi come Tokyo, Osaka, Kyoto, Iida.

Quando la prima bomba atomica esplose su Hiroshima gli esseri umani furono istantaneamente vaporizzati, lasciando sul terreno solo le loro ombre. I resti di queste vittime hanno fornito le immagini ed il tema per il Progetto Ombra. Questa azione nacque con lo scopo di evocare un momento tragico della storia dell’uomo: il 6 agosto 1945, alle ore 8,15, a Hiroshima esplose la prima bomba atomica, producendo almeno tre effetti: la vaporizzazione immediata dei corpi delle vittime, la sequela a distanza di deformità e gravi malattie, la minaccia della ripetizione della tragedia. La soluzione formale ideata per richiamare l’evento fu semplice ed efficace: dal profilo di vari esseri umani furono ricavate sagome in carta che i mailartisti spedirono a Maggi e che, deposte sul terreno e successivamente dipinte, lasciarono un’ombra… un’ “eliminazione di umanità” effettiva, di grande forza allusiva. Ma il Progetto Ombra può superare le proprie radici: partendo dal dato storico, può dilatarlo ed assumerlo come simbolo generale di dis-umanità. Il tema dell’ombra diventa così più ampio e quotidiano.

La tragedia iperbolica di Hiroshima può frantumarsi in mille drammi non meno gravi, perché comuni. Ogni evento negativo è, in ultima analisi, una sottrazione di umanità, un atto di morte piccolo o grande che lascia dietro di sé il vuoto e provoca dunque un effetto d’ombra. (www.ruggeromaggi.com)

AFRICA

Il mailartista Klaus Groh coinvolse artisti sudafricani fin dai primi numeri della sua rivista IAC-Info, mentre un altro artista tedesco Volker Hamann stabilì contatti in Ghana e Sudafrica ed organizzò anche le due prime esposizioni di mail art africane ad Accra in Ghana e a Lagos in Nigeria. Fu però l’artista postale e giornalista africano Ayah Okwabi che riuscì a coinvolgere cittadini africani all’interno del network globale della mail art organizzando nel 1987 Africa Arise and Talk with the World e, nel 1994, Women in Africa. Nel marzo del 1992 si tenne l’African Mutant Congress, istituito da Ayah Okwabi, nel Voluntary Workcamps Association of Ghana (VOLU). Nel 1985 gli artisti sudafricani fecero circolare artistamps illegali creati da Chuck Welch contro l’apartheid.

SFIDANDO LA CORTINA DI FERRO DELL’EUROPA DELL’EST

La barriera militare ideologica e politica conosciuta come la Cortina di Ferro separò tra il 1945 e il 1990 il Blocco Sovietico dall’Europa dell’Ovest. Tra gli anni Sessanta e Ottanta, la Cortina e il suo emblema più famoso, l’infame Muro di Berlino, incarnarono gli sforzi della Guerra Fredda di reprimere e bloccare lo scambio di comunicazioni e di idee.

Nei paesi al di là della Cortina di Ferro arte postale e arte politica furono due concetti inscindibili. La mail art fu sovversiva nel modo in cui gli artisti del Blocco dell’Est ridicolizzarono e derisero la burocrazia, eludendo leggi ed evadendo dalle forme di censura imposte al servizio postale.

I mailartisti raggirarono l’intelligence ed i servizi segreti con messaggi come quelli di Robert Rehfeldt che riportavano “Bitte denken Sie jetzt nicht an mich” (Per favore, non pensate a me adesso). Le beffe abbondavano e quando gli artisti postali si rendevano conto che la loro posta veniva aperta con il vapore, inserivano carta carbone nella busta per registrare i segni delle manipolazioni. Introducevano frammenti multipli di messaggi e oggetti nelle buste che venivano spedite da luoghi diversi. Cartoline, lettere, buste ma anche immagini disegnate a mano o messaggi codificati e timbrati che ricordavano l’arte clandestina di Samizdat – un termine russo che indica opere letterarie o artistiche al di fuori della pubblicazione ufficiale per evitare la censura – forma d’arte che ha avuto tra gli artisti postali più rappresentativi Rea Nikonova e Serge Segay, fondatori del primo Museo di arte postale in URSS.

Robert Rehfeldt (1931-1993) è considerato il padre fondatore dell’arte postale nella Germania Orientale. Lui e la sua compagna, Ruth Wolf-Rehfeldt, organizzarono spesso incontri informali nel loro East Berlin Pankow Studio, centro di interscambio diretto di informazioni per la diffusione dell’arte occidentale fra gli artisti della Germania dell’Est, elevando la corrispondenza a forma d’arte.

LA VOCE COMUNE DELLE RIVISTE DI MAIL ART

In quel periodo la Poesia Visiva e sperimentale per la propria distribuzione e diffusione dipendeva interamente dall’arte postale. Molte mostre furono realizzate grazie alla posta ufficiale e la cartolina divenne il supporto naturale per questo tipo di ricerca poetica. Soprattutto in America Latina la Poesia Visiva creò un nuovo linguaggio che superò la censura e la propaganda dei mezzi di comunicazione di massa messe in atto dalle dittature militari dell’epoca. Nel 1973 Clemente Padìn ha creato la rivista assemblata OVUM in Uruguay, una nuova versione dell’ultimo “OVUM 10” degli anni Sessanta, diffondendo soprattutto l’attività poetico-sperimentale e la Poesia Visiva del circuito.

Lo scomparso artista postale polacco Pawel Petasz ideò Commonpress, una rivista di assemblaggio collettivo che è oggi considerata tra le pubblicazioni di mail art più importanti e influenti dell’epoca della Guerra Fredda. Gli artisti postali che vivevano negli stati socialisti del Blocco usarono le riviste clandestine di arte postaleper comunicare la loro disperazione spesso con messaggi sovversivi che sfuggivano al rilevamento da parte dei censori e delle spie del governo.

Dalla fine degli anni Sessanta la mail art è stata pubblicata come parte della Poesia Visiva principalmente in libri o riviste d’artista, la cui distribuzione era controllata dallo stesso autore. Riviste collettive di assemblaggio come UNI/Vers(;) dell’artista cileno scomparso, Guillermo Deisler, furono distribuite in tutto il mondo in edizioni di 200 o più esemplari.

Nel 2007 Francis Van Maele pubblicò edizioni di piccoli libri d’artista e di poeti visivi e nel 2009 iniziò la pubblicazione di “Fluxus Assembling Boxes”. Insieme alla sua partner, la sud coreana Hyemee Kim, nota anche come Antic-Ham, Van Maele ha pubblicato “Franticham”. Riviste collettive di Artists’ Stamp furono realizzate in America Latina dagli artisti postali argentini Edgardo Antonio Vigo e Graciela Gutiérrez Marx in 24 edizioni intitolate Nuestro Libro Internacional de Estampillas y Matasellos dal 1979 al 1990. Ogni edizione era realizzata con cartone ondulato che conteneva dai 15 ai 20 artistamps.

In Uruguay apparve la rivista cooperativa CORREO DEL SUR (SOUTHERN POST) di Clemente Padín, della quale si editarono 14 numeri a partire da marzo 2000.

Questa formula si ritrova ancor oggi nei boxes di assemblaggio della mailartista italiana Ptrizia Tictac, le cui edizioni di Stampzine includono opere d’arte di circa trenta artisti postali internazionali specializzati nella creazione di francobolli postali. Bill Gaglione, un noto neo-dadaista californiano che vive attualmente a Knoxville, Tennessee, ha creato  una trentina di edizioni di una rivista di timbri d’artista con lo stesso titolo, “Stampzine” ispirata alle edizioni della rivista Karimbada realizzata in Brasile dal 1978 al 1980 da Unhandeijara Lisboa.

Due note riviste nordamericane FILE e VILE iniziarono come pubblicazioni nel network e furono anticipatrici di zines contemporanee come QUOZ. La rivista FILE apparve nel 1972 e, tra il 1974-1983, la performer canadese Anna Banana editò la rivista VILE. In Germania il network IAC-INFO (1969-1990), anche conosciuto come International Artist’ Cooperation, fu creato dal suo editore Klaus Groh con il proposito di mettere in relazione artisti dell’Europa dell’Est con artisti postali del mondo Occidentale; da segnalare anche l’attività di Eberhard Janke con la sua Edition Janus e di Elke Grundmann con il suo progetto di mail art sociale.

Un recente progetto che si distingue è “Artist Matter Zine” di Hans Braumüller, stampato a Nachladen, Amburgo, 2019. Braumüller è attivo nella mail arte nella Poesia Visiva da circa trent’anni. Il concetto di “Artist Matter Zine” si basa sulla frase “Artist Matter: Think Global – Act Local.” La varietà dei contributi è evidente anche on-line nel sito: artistmatter.crosses.net

MAIL ART… DALL’ANALOGICO AL DIGITALE

La mail artesplorò molte forme creative d’avanguardia: copy art, cartoline, buste, francobolli, timbri, libri d’artista, audio e video-art, le fanzines e l’arte digitale online. Questi supporti  artistici sono divenuti mezzi di informazione, comunicazione e di intercambio collaborativo che si sono sviluppati anche attraverso un’arte digitale online, tendenza che iniziò negli anni Ottanta mediante congressi e intercambi di fax digitali.

Nel 1989 l’artista postale belga Charles Francois creò RATOS, il primo BBS modem-to-modem ‘out-net’ network di teleconferenza, seguito da NYC Echo BBS di Mark Bloch e dalla Mail-Art BBS di Ruud Janssen di Amsterdam. Nel 1989, Chuck Welch creò Telenetlink che connesse l’arte postale con Internet al Dartmouth College’s Kiewit Computation Center e che fu uno dei 24 nodi di reti internazionali che utilizzarono sistemi integrati di switch packet del progetto Reflux Network del Dr. Artur Matuck, una sezione della Biennale di São Paulo del 1991. Alcuni elenchi di Emailart furono realizzati nel 1991 epostatida Welch su Bitnet listservs. Alla fine del 1994 Welch creò la prima homepage di mail art: Electronic Museum of Mail Art (Museo Elettronico di Arte Postale) che fu anche il primo museo di arte virtuale in internet ora conservato da ACTLAB dell’Università del Texas, ad Austin. In Italia sono da segnalare il Museo Dinamico della Mail Art SACS a Quiliano (Savona) diretto da Bruno Cassaglia e Cristina Sosio e la Ophen Virtual Art Gallery a Salerno diretta da Giovanni Bonanno e Mail Artists Index di Lutz Wohlrab  in Germania (mailartists.wordpress.com).

Negli anni duemila nacque un importante collettivo d’arte chiamato AUMA / Azione Urgente di Mail Art, i cui membri furono: Elías Adasme, Hans Braumüller, Fernando García Delgado, Humberto Nilo, Clemente Padín, César Reglero,Tulio Restrepo e altri. Durante un arco di quattro anni vennero sviluppati vari progetti di arte postale via email collegando paesi distanti di Europa ed America Latina. Uno degli esempi più eclatanti della loro attività fu la cooperazione con Amnesty International per una campagna contro la pena di morte ed un intervento su una mappa mondiale satellitare creata dalla NASA sul tema della globalizzazione e dello sfruttamento.

ARCHIVI DI MAIL ART

Gli archivi di mail art sono luoghi essenziali per le documentazioni scientifiche, l’arte telematica e la ricerca da parte degli storici dell’arte. Alcuni importanti esempi sono: l’archivio Artpool di György Galantai a Budapest e Boek 861 di César Reglero che è stato donato al Museo Internacional de Electrografía MIDECIANT dell’Università di Castilla-La Mancha in Spagna. In Germania il Museo Statale di Schwerinconserva le opere dimail art provenienti dall’Europa dell’Est. In Uruguay Clemente Padín ha messo a disposizione tutto il suo archivio di arte postale all’interno della biblioteca dell’Università della Repubblica UDELAR di Montevideo. L’artista visivo, editore e curatore Fernando García Delgado di Buenos Aires ha costituito un grande archivio internazionale: Mail Art / Arte Postal Vortice. In Belgio Guy Bleus ha istituito il suo Administration Centre – 42.292. La grande collezione Smithsonian Artistamp e Mail Art Library di Chuck Welchsi trovano negli archivi dell’Arte Americana a Washington, D.C. Il suo Archival Mail Art Index, pubblicato da Netshaker Press, è un libro costituito da 1600 pagine con note, riferimenti incrociati ed uno schema per la creazione di un archivio di arte postale.

Nel 1979, dopo alcuni viaggi in Amazzonia, Ruggero Maggi ideò l’Archivio AMAZON di Milano per denunciare la sistematica distruzione perpetrata da latifondisti senza scrupoli con la complicità dei governi stessi per costruire le tristemente “famose” strade  transamazzoniche – vere e proprie incisioni scavate sulla pelle della foresta – e per un piano devastante di agricoltura industriale che l’ha scarnificata. La foresta non ha finito di piangere, non ha finito di essere sacrificata per favorire ancor oggi i più biechi interessi.

Amazon è la testimonianza di un progetto in continua evoluzione: nel 1979 fu presentato presso il centro Sixto/Notes, prima esposizione di mail art a Milano; nel 1980 “Amazonic Trip”all’Università Cattolica di Lima, prima mostra di mail artin Perù dedicata al figlio di Edgardo Antonio Vigo, Abel Luis (Palomo); nel 1981 “Amazonic High Ways” alla XVI Biennale di São Paulo (Brasile), a cui seguirono vari progetti itineranti intitolati Some Amazonic Indians in Italia, Australia e Messico, mentre è in fase di realizzazione il progetto L’Amazzonia deve vivere!.

CONCLUSIONI

Dalle sue origini la mail art rappresenta un linguaggio che evidenzia l’importanza del multiculturalismo in forma aperta e democratica permettendo alle varie identità e personalità artistiche di coesistere e di crescere insieme. I mailartisti hanno sempre lottato  per la giustizia sociale e hanno creato progetti che esaltano la diversità culturale. Gli artisti postali creano interrelazioni tra generi, etnie e classi sociali; tutti obiettivi essenziali nella tumultuosa era che stiamo vivendo. La mail art richiede spesso uno sforzo incredibile, solitario e costoso anche a livello economico, che non produce benefici per i suoi sostenitori. Ciò nonostante si è sviluppata una ricerca implacabile e creativa che perdura da oltre cinquant’anni in tutto il mondo, un anelito di tolleranza, reciprocità e scambio creativo senza censura.

(traduzione di Maddalena Carnaghi e Ruggero Maggi)

UNITED in MAIL ART

by Hans Braumüller, Ruggero Maggi, Clemente Padín and Chuck Welch, 2020.

The document UNITED IN MAIL ART reports the birth and development of this form of artistic expression known as MAIL ART … without a doubt, the largest in relation to the number of participants, extension -both spatial and temporal- and, all this, outside the industry of art … only explainable by its confessed purpose of working outside the area of commerce, privileging communication and mastery of use (not of exchange value) … therefore it will never die. For a genuine communication, two interlocutors are enough exercising their social role.

Clemente Padín, Montevideo, 21.05.2020.

  • HISTORY
  • MAIL ART’S FIRST ‘ISM – NEOISM
  • MAIL ART DEFIANCE IN THE AMERICAS
  • ARTISTS’ SURVIVAL
  • MAIL ART PROJECTS IN THE ASIA-PACIFIC, AUSTRALIA AND EUROPE
  • AFRICA
  • DEFYING THE IRON CURTAIN IN EASTERN EUROPE
  • THE COMMUNAL VOICE OF MAIL ART ZINES
  • MAIL ART MEDIA FROM ANALOG TO DIGITAL
  • MAIL ART ARCHIVES
  • CONCLUSION
  • HISTORY

Mail art, a.k.a. postal art emerged during the 1960s. The communications art form was influenced by Fluxus’ conceptual attitudes merging life with art. Fluxus artists were international composers, designers, publishers, and poets who, under the occasional direction of Lithuanian American artist, George Maciunas, created in part, mailing lists, stamps, experimental postcards, and postal kits.

In 1970, the Canadian Image Bank of Michael Morris, Vincent Trasov, and Lee Nova fostered early networking projects using international mail as a conduit. Two years later, in Communist-controlled Poland, 26 mail art and Fluxus artists signed a Net Manifesto calling for decentralized, open, non-commercial networking exchange. The project with nine points was coordinated by Jaroslaw Kozłowski and Andrzej Kostołowski until Kozłowski’s apartment was raided by the Polish police state.

A more intimate, person-to-person letter exchange predated Fluxus, Image Bank, and Net Manifesto in the correspondences and moticos (collages) by Pop Art pioneer, Ray Johnson. In 1945, Johnson left his Detroit, Michigan home and hitch-hiked to North Carolina’s Black Mountain College, where he was mentored by the famous Bauhaus artist and teacher, Josef Albers. By 1960, he was mailing art to hundreds of participants, including complete strangers, art critics, and Pop Art friends from the New York City art establishment. Ed Plunkett, a close NYC friend of Johnson, coined the New York Correspondance School of Art to define Johnson’s mailing activities, a term that Johnson embraced, to make fun of the Abstract Expressionism Art School created by Willem de Kooning. In the same spirit, Ray Johnson created “nothings” as a way of poking fun at the happenings of Allan Kaprow.

Ray Johnson never claimed to have invented the term, mail art. Instead, it was coined in 1971 by curator and art critic, Jean-Marc Poinsot in his book Mail Art: Communication a Distance Concept. In the Jan/Feb 1973 issue of Art in America, mail art appeared in a magazine article titled Historical Discourse on the Phenomenon of Mail Art by the American poet, David Zack, who, together with Roy DeForest, founded the California Funk art movement.

In 1970, the Whitney Museum of American Art recognized Ray Johnson’s New York Correspondance School (NYCS) in a correspondence art exhibition consisting solely of Johnson’s invitations to others. Several prominent Fluxus artists regarded Johnson as the “father of mail art,” and while Johnson performed “nothings” at several Fluxus events, he never regarded himself as a Fluxus artist. He also disliked having his “school” assessed as a “network.” Fluxus artist, teacher, philosopher, Robert Filliou, understood “mail art” as an “eternal network,” the access of which is open to everyone, whether artist or not. Here, a reference to the term on the “Fête Permanente / Eternal Network” can be seen.

Mail art expanded and became a “decentralized network” of several thousand international artists partly through projects and mailing lists circulated by Fluxus Art’s youngest member, Ken Friedman, on the west coast and, on the east coast, Dick Higgins. In April 1973, Joslyn Art Museum in Omaha, Nebraska hosted Ken Friedman’s city and regional wide networking project, Omaha Flow Systems. This landmark mail art networking project allowed thousands of artists to contribute mail art without judge or jury, an important aspect of mail art that survives today. In addition, the public was encouraged to take mail art off the walls replacing the empty spaces with their own mail art creations. The pre-eminent American pioneer of assemblage art, Robert Indiana contributed his artwork for exchange at Omaha Flow Systems, as did the New York City feminist Mail Art pioneer, May Wilson, a close correspondent, and friend of Ray Johnson.

During the 1970s and early 1980s, Ray Johnson’s School thrived, although Johnson claimed to have “killed it” in a 1973 New York Times ad. Fluxus international projects flourished as did The Canadian artist group General Idea. Also active were the Mendocino Area Dadaists, and the Bay Area Dadaists from San Francisco; Anna Banana, Bill Gaglione, Buster Cleveland, Lon Spiegelman, Tim Mancusi, Monty Cazazza, Opal Nations, Pat Tavenner, Genesis P-Orrige, and Ginny Lloyd among others.

MAIL ART’S FIRST ‘ISM – NEOISM

The birth of Neoism began in 1979 when Hungarian emigree, Istvan Kantor, conspired with small zine poets/publishers, Al Ackerman, and David Zack. Together, they launched an open pop star identity sharing strategy based on the fictitious character, Monty Cantsin. From its origin in Portland, Oregon, Neoism spread to Europe during the 1980s and later morphing into British writer Stewart Home’s Karen Eliot shared identity. Neoists in Montreal, New York, San Francisco, and Baltimore issued manifestos, flyers, bulletins, and Smile Magazine issues by using the mail art network as a distribution system, an uneasy co-existence between both heterogeneous movements. Another collective identity that manifested itself in Italy was that of Luther Blissett, whose “zero carrier” was the name of a soccer player with an unfortunate presentation in a Milan team.

MAIL ART DEFIANCE IN THE AMERICAS

Early mail art in both Americas during the 1970s was defined by how mail artists resisted the cultural and political status quo. While North American mail artists rebelled against formalism, fame, fashion, museums, galleries, critics, and institutions, Latin American mail artists resisted and subverted repressive regimes with covert defiance. The aim of Latin American creators was not to ascertain the personal identity, but to allow open, interdisciplinary strategies, and establish local and global community, a political act in itself. In North America, Ray Johnson’s most radical act was to free commodity art by gifting or bartering art through free exchange, but in Latin America, mail art was a revolutionary fight in which mail artists were imprisoned, tortured, exiled, or murdered.

Edgardo Antonio Vigo (1928-1997) , Clemente Padín, Paulo Bruscky, and Graciela Gutiérrez Marx (Argentina) were foremost among early Latin American conceptualists. Also remarkable is the presentation by the Uruguayan-German artist Luis Camnitzer and the Argentine artist Liliana Porter in Buenos Aires, 1968. It is also worth noting Pedro Lyra in Brazil who, in 1970, published a manifesto on Postal Art. In Latin America mail art was institutionalized by the first exhibitions made by Clemente Padín in Uruguay (1973), Edgardo Antonio Vigo, Argentina, and Paulo Bruscky, in Brazil (1974).

In 1976, Edgardo Vigo’s son, Palomo was a victim of Argentina’s military right-wing terrorist state in which thousands of students, journalists, and activists were killed or “disappeared.” That same year, Vigo wrote Mail Art: A New Phase in the Revolutionary Process of Creation, wherein he described mail art as an alternative history of art. Fellow Argentine collaborator, Graciela Gutiérrez Marx proposed ideology of poetry in action and in August 1984, she participated in the establishment of the Association of Latin American and Caribbean Mail Artists, founded in the city of Rosario, Argentina, which grouped the vast majority of Latin American mail artists and that, soon, was constituted in an instrument of exchange and regional communication. Two other founders of the Asociación Latinoamericana y del Caribe de Artistas Correo are Clemente Padín and Jorge Caraballo, both having been imprisoned and tortured in 1977 for mail art that criticized the Uruguayan right-wing military junta. Padín, like Gutiérrez-Marx, performed in public streets and plazas with their poetry calling for what Padín called, the language of action.

When Brazilian mail artists Paulo Bruscky and Daniel Santiago organized Brazil’s Second International Mail Art Exhibit in 1976, the police immediately closed the show, destroyed the art, and sent Bruscky and Santiago to prison. Bruscky stated, “It is always the same, those who pretend to own culture will always try to impose their own methods.

In this regard, it is useful to mention the international group of postal artists Solidarte, who have been active in different countries to create public awareness about the liberation of the Salvadoran artist Jesús Romeo Galdámez, obtaining his freedom from imprisonment. Much effort was made with urgent, world-wide, united actions by the international community of mail artists to free Clemente Padín from imprisonment from 1977 to 1984 and Jorge Caraballo from 1977 to 1978.

ARTISTS’ SURVIVAL

Today, artistic provocation, shock, and controversy are an end linked to art more than to survival. In the last three decades of the 20th-century, mail artists in Latin America, East Europe, and the Balkans in Southeast Europe struggled to exist within repressive social, economic, and political regimes. In the early 1980s, Polish artists Pawel Petasz, Tomasz Schulz, and Andrzej Kwietniewski suffered the shock of martial law when Lech Walesa’s Solidarity movement Solidarność was banned in 1981. In East Germany, Robert Rehfeldt, Ruth Wolf-Rehfeldt, and Friedrich Winnes suffered for years under the surveillance of the Stasi secret police. In Hungary, mail art archivists György Galántai and his partner, Júlia Klaniczay curated important experimental art exhibitions under constant police scrutiny. And during the bloody Balkan Wars in the 1990s, Serbian mail art pacifists like Andrej Tisma, Dobrica Kamperelić, Nenad Bogdanovic, and others suffered from embargoes, censorship, war, poverty, and starvation.

In Western Europe and England, as in America, mail artists survived by subverting and overcoming artistic boundaries established by art institutions. Survival is often a lonely journey and while mail art offers connection with the world from the inside of an envelope, the public side of a mail artists’ activities is apparent only to postal workers. Mail artists in Europe excelled as conceptualists by surfacing in local art centers, or through alternative forms of exhibition; exhibiting mail art in banks, bathrooms, bars, brothels, billboards, basements, bedrooms, and balconies.

Western Europeans made important contributions in many fields of mail art media including artistamps, rubber-stamping, audio art, artists’ books, zines, and video art. Correspondence art thrived in the concept art of Klaus Groh. Conceptualist and zine artist, Robin Crozier created Memo (Random) Memo (RY) project, a kind of memory bank of recollections. Keith Bates formed a mail art font. Belgian mail artist and theorist, Guy Bleus created the mail art archive, Administration Center. Danish filmmaker, Niels Lomholt experimented with video mail art and formular publishing. In Holland, Ruud Janssen created the International Union of Mail-Artists (IUOMA). Rod Summers helped pioneer audio art, visual, experimental, and concrete poetry. Ulises Carrión became a renowned mail art theoretician, book artist, and critic who also established Other Books and So, an Amsterdam gallery/bookstore dedicated to experimental artists’ publications, video performances, and visual poetry. West German performer and visual artist Josef Klaffki Joki and Henning Mittendorf excelled in mail art rubber-stamping.

Mail artists working in France, like Jean Nöel Laszlo, organized important artistamp exhibitions such as the Musée de la Poste’s Timbre d’Artiste. The French visual poetry and conceptual artist, Daniel Daligand became known as the Eternal Network’s foremost “Mickeymouseologist.” Swiss conceptual stamp artist, H. R. Fricker organized the first international mail art congresses in 1986 with his fellow countryman, Günther Ruch, editor of Clinch mail art zine. In Italy, mail artist, Mariapia Fanna Roncoroni created silent books without text. In Forte Dei Marmi, Vittore Baroni edited the mail art zine, Arte Postale! and with Italian cutting edge designer, Piermario Ciani, created the Stickerman Museum devoted to all forms of adhesive art. GAC (Guglielmo Achille Cavellini) brilliant artist with an ironic personality was creator of the famous concept of Self-historicization, the visual poet Marcello Diotallevi who arranged the project Letters to the sender and Ruggero Maggi who, from the mid-1970s, was curator of several events for peace and nuclear disarmament entitled United for Peace dedicated to the social situation in Poland and to the open war between Argentina and Britain over the Falkland Islands. These new forms and activities survived because mail artists in Europe excelled in concept art, and cross-cultural collaboration.

While Eastern Europe and Latin American artists grappled with survival, mail artists in North America faced a different form of political censorship. North American mail artists viewed the art market with suspicion and claimed that the high art establishment discriminated against women, minorities, and new forms of art genre like artists’ books, visual poetry, and copy art. Critics such as Thomas Albright and Greil Marcus rebuked mail art as “quikkopy crap” and declared, “Mail art is an immediately quaint form that excluded itself from history.” It was against this anthropocentric worldview and elitist discrimination that American mail artists, Charles Stanley (a.k.a. Carlo Pittore), Chuck Welch (a.k.a. Crackerjack Kid), David Cole, Mark Wamaling, John Held, Jr., and J.P. Jacob issued an ultimatum which publicly defied the art establishment. In February 1984, these Mail Artists spoke in a public lecture series, “Artists Talk on Art” sponsored by Wooster Street Gallery, New York City. The series featured two mail art panel discussions in which the second presentation, Mail Art: A New Cultural Strategy, included a prominent New York City art critic who was expelled as panel moderator for jurying mail art at the Franklin Furnace Mail Art Then and Now International Exhibition. The N’Tity Mail Art League, led by the East Village painter, Carlo Pittore declared, “Art is not for Art’s sake,” a sentiment supported by mail artists in letters published in Judith Hoffberg’s Umbrella Magazine.

When Ruggero Maggi was asked what he thought of the Institutions in relation to Mail Art, he replied: “Mail Art uses institutions in the places of institutions against institutions“. Another famous mail art phrase appeared in 1985 on numerous rubberstamps issued by Swiss conceptualist, H.R. Fricker. Comparing artists and fine art, Fricker celebrated artists with his observation, “Mail Art Is Not Fine Art, It Is the Artist Who Is Fine!

MAIL ART PROJECTS IN THE ASIA-PACIFIC, AUSTRALIA AND EUROPE

The public face of mail art emerged very often as exhibitions in Japan, the earliest in 1972, Re-Cycle Exhibition at Tokiwa Gallery, Tokyo. In New Zealand, mail artist, Terry Reid created the Inch Art Edition, a broadsheet presented in 1974 in the form of a fake daily newspaper in Auckland. Early mail art peace actions and anti-nuclear projects were often shown in private galleries located in Japan, Australia, and New Zealand. Also, in Australia, mail artists aligned themselves with political solidarity through Amnesty International in freeing Latin American mail artists who were jailed by dictatorships in El Salvador, Brazil, Argentina, Chile, and Uruguay.

Three Japanese mail art pioneers, Shozo Shimamoto, Ryosuke Cohen, and Mayumi Handa, developed networking projects by touring abroad. Shimamoto, the co-founder of Japanese avant-garde group Gutai, used his shaven head as a canvas for artistic intervention by hundreds of artists he met on tours in Europe and North America. Handa, like Shimamoto, networked for peace in hair cuttings she called, kami performances. Brain Cell is one of the most enduring, long-lived mail art projects by the Japanese Mail Artist, Ryosuke Cohen. Regularly published since 1985, Cohen’s project has reached over 1,080 issues today.

Cohen, in collaboration with Shozo Shimamoto, is the founder of Artists Union (AU / Art Unidentified). Both artists collaborated with Chuck Welch in the production of AU’s first mail art presentation, Flags Down for World Peace. In 1985, hundreds of peace flags were collected by Welch from mail artists from around the world and delivered to Tokyo Metropolitan Museum, where AU artists stitched the separate flags together into an enormous installation banner unfurled for the viewing public over Japanese national TV. That same year (1985), Welch collaborated with Ryosuke Cohen in the public distribution of Peace Stamps during the 40th Anniversary Observation of the bombing of Hiroshima.

Since 1985 Ruggero Maggi has carried out the Shadow Project in Italy – with the participation of GAC (Guglielmo Achille Cavellini) and Enrico Baj among other -, Ireland, Germany (with the collaboration of Peter Küstermann), the United States, Uruguay (with the collaboration of Clemente Padín) and in Japan in 1988 with the contribution of Shimamoto and Cohen: a great meeting of International mail artists culminated in Hiroshima on August 6 and then also presented in other Japanese cities such as Tokyo, Osaka, Kyoto, and Iida.

When the first atomic bomb exploded in Hiroshima, humans vaporized instantly, leaving only their shadows on the ground. The remains of these victims have built the images and the theme of the Shadow Project. This action was born with the objective of evoking a tragic moment in human history: on August 6, 1945, at 8.15 in the morning, the first atomic bomb exploded in Hiroshima, producing at least three effects: the immediate vaporization of the bodies of the victims, over time serious deformities and diseases follow, the threat of a repetition of the tragedy.

The formal solution to remember the event was simple and effective: from the profile of several human beings, paper forms were obtained that the mail artists sent to Maggi and that, placed on the ground and subsequently painted, left a shadow … an effective “elimination of humanity”, of great allusive force. But the Shadow Project can go beyond its roots: from the historical data, it can expand it and assume it as a general symbol of inhumanity. The theme of the shadow becomes wider and more common.

The hyperbolic tragedy of Hiroshima can be divided into a thousand dramas no less serious because they are common. Each negative event is, in the final analysis, a subtraction of humanity, an act of small or large death that leaves the void behind and, therefore, causes a shadow effect. (www.ruggeromaggi.com)

AFRICA

German mail artist, Klaus Groh made early efforts to reach South African artists by way of his mail art zine IAC-Info. Another German artist, Volker Hamann, established connections in Ghana and South Africa. Hamann also organized two of the earliest African Mail Art exhibitions in Accra, Ghana, and Lagos, Nigeria. But it was African mail artist and journalist, Ayah Okwabi, who played the leading role in bringing African citizens into the global network. Okwabi made progressive attempts to link Africa to the mail art network in 1987 with Africa Arise and Talk with the world, and in 1994, Women in Africa. In March 1992, Ayah Okwabi’s African Mutant Congress was held at the Voluntary Workcamps Association of Ghana (VOLU). In 1985, artists within South Africa circulated illegal anti-apartheid artist stamps created for distribution by Chuck Welch.

DEFYING THE IRON CURTAIN IN EASTERN EUROPE

A military, political and ideological barrier known as the Iron Curtain separated Soviet Bloc countries and Western Europe between 1945 to 1990. From 1960 to the late 1980s, the Iron Curtain and its more concrete cousin, the infamous Berlin Wall, embodied Cold War efforts to repress and curtail the exchanges of communication and ideas.

Mail art and political art were indistinguishable in East European countries behind the Iron Curtain. Mail art was subversive in the way East Bloc artists mimicked and lampooned bureaucracies, circumvented laws, and evaded postal service censors. Mail artists confused and chided the secret police with cards like Robert Rehfeldt’s written directive, “Bitte denken Sie jetzt nicht an mich” (Please don’t think of me now.) Pranks abounded when East German mail artists, well aware that their mail was being intervened and opened with steam, inserted carbon paper in envelopes to record traces of tampering. Multiple fragments of messages and objects were placed by mail artists into envelopes mailed from different locations. Postcards, letters, and envelopes included hand-drawn images or rubberstamped coded messages that resembled the clandestine Russian samizdat art, term that indicates literary or artistic works outside the official publication to avoid the censorship, that has had as most representative postal artists Rea Nikonova and Serge Segay, founders of the first USSR Postal Art Museum.

Robert Rehfeldt (1931-1993) is considered the founding father of mail art in East-Germany. He and his partner Ruth Wolf-Rehfeldt often hosted informal gatherings at their East Berlin Pankow Studio, where they were considered the information clearinghouse for Western art developments among their fellow East Germans. Both Robert and Ruth Wolf-Rehfeldt raised correspondence to an art form and a conduit between artists in the East and West.

THE COMMUNAL VOICE OF MAIL ART ZINES

In these times, visual and experimental poetry depended completely on mail art for distribution and to be known. Many exhibitions arrived thanks to the official mail, and the postcard was natural support for this poetry. Especially in Latin America, visual and experimental poetry creates a new language, which surpasses the censorship and propaganda of the mass media, operating in the military dictatorships of that time. In 1973, Clemente Padín created the assembled magazine OVUM in Uruguay, a remake of the last OVUM 10 of the 60s, spreading, above all, the poetic-experimental activity and visual poetry of the circuit. The late Polish mail artist, Pawel Petasz edited Commonpress, an assemblage magazine that stands today among the most influential mail art publications issued during the Cold War era. Mail artists living in the socialist states of the Eastern Bloc used mail art underground zines to issue defiant cries often with subversive mailings that escaped detection by government censors and informants.

Since the late 1960s, Mail Art has been published as visual poetry primarily in artists’ books or artists’ magazines. Distribution is controlled by the issuing authorities. Assemblage portfolios like UNI/Vers(;) by the late Chilean artist, Guillermo Deisler, were distributed around the world in editions of 200 or more.

In 2007, Francis Van Maele launched collections of small artist’s books by visual poets, and in 2009, he began publishing new compilations of “Fluxus Assembling Boxes.” Together with his South Korean partner, Hyemee Kim, a.k.a. Antic-Ham, Van Maele, and Kim have published under the name of Franticham. Artists’ Stamp Assemblage zines developed in Latin American when Argentine mail artists Edgardo Vigo and Graciela Gutiérrez-Marx produced 24 issues of Our International Stamps/Cancelled Seals from 1979-1990. Each edition included handcrafted, corrugated, cardboard compilations containing fifteen to twenty issues of artistamps. The cooperative magazine CORREO DEL SUR (SOUTHERN POST) by Clemente Padín appears in Uruguay, of which 14 issues were published as of March 2000.

That tradition continues today in the assemblage boxes of the Italian mail artist Ptrizia Tictac. Her issues of Stampzine boxes include artworks by two or three dozen international mail artists that specialize in creating postage stamps. Bill Gaglione, a renowned California Neo-Dadaist, now living in Knoxville, Tennessee, has created 30 issues of a rubberstamp assemblage zine by the same title, inspired by the issues of rubber stamp assembling zine Karimbada. Karimbada was edited by Unhandeijara Lisboa in Brazil from 1978 to 1980.

Two defining North American Mail Art magazines, FILE and VILE began as networking publications and were forerunners of such contemporary zines as QUOZ. FILE Magazine appeared in 1972, and between 1974-1983, Canadian performance artist, Anna Banana edited VILE Magazine. In Germany, the network IAC-INFO (1969-1990), a.k.a. International Art Cooperation, was created by its German editor, Klaus Groh, with the purpose to link Eastern European artists with mail artists from the Western “free” world; as well as Eberhard Janke with his Edition Janus and Elke Grundmann with her social mail art projects.

A recent outstanding project is Artist Matter Zine by Hans Braumüller, printed in Nachladen, Hamburg, 2019. Braumüller has been active in mail art and visual poetry for about thirty years. The Artist Matter Zine is based on its call “Artist Matter: Think Global – Act Local.” The diversity of the contributions can be viewed online on the artistmatter.crosses.net website.

MAIL ART MEDIA FROM ANALOG TO DIGITAL

Mail art pioneered and embraced many forms of creativity; copy art, postcards, envelope art, artists’ books, audio-exchange, zines, rubberstamp art, artists’ stamps, and online digital art. These works are forms of information, communication, and collaborative exchange that eventually resulted in the evolution from analog mail art towards digital net art, a trend that blossomed in the 1980s, resulting in congresses and digital Fax exchanges. By 1989, Belgian mail artist Charles Francois created RATOS, the first BBS modem-to-modem ‘out-net’ teleconferencing network, followed by Mark Bloch’s NYC Echo BBS and Ruud Janssen’s Amsterdam based Mail-Art BBS.

In 1989, Chuck Welch created Telenetlink, which connected mail art with the Internet at Dartmouth College’s Kiewit Computation Center. His project was one of twenty-four international networking nodes using integrated switch packet systems in Dr. Artur Matuck’s Reflux Network Project, a part of the 1991 Sao Paulo Bienale. Emailart Lists were created in 1991 and posted by Welch on Bitnet listservs.

By late 1994, Welch created mail art’s first homepage, the Electronic Museum of Mail Art. It was also the Internet’s first virtual reality art museum and is now preserved by ACTLAB at the University of Texas, Austin. In Italy, it is worth mentioning the Dynamic Museum of Mail Art SACS in Quiliano (Savona) directed by Bruno Cassaglia and Cristina Sosio and the Ophen Virtual Art Gallery in Salerno directed by Giovanni Bonanno, and in Germany, Lutz Wohlrab with his Mail Artists Index at mailartists.wordpress.com.

An important art collective during the years 2000 was AUMA / Acción Urgente Mail Art. The members were Elías Adasme, Hans Braumüller, Fernando García Delgado, Humberto Nilo, Clemente Padín, César Reglero, Tulio Restrepo, and others. They jointly developed several mail art projects communicating between them by email from distant parts of Europe and Latin America in a 4 year period. For example, they cooperated with Amnesty International in a campaign against the Death Penalty and made an intervention in a satellite world map created by NASA on the theme of Globalization and Exploitation.

MAIL ART ARCHIVES

Mail Art Archives are of great importance as places for scientific investigations, telematic art, and research by art historians. Two impressive examples include the archive, Artpool by György Galantai in Budapest, and César Reglero’s Boek 861. Archive Boek 861 was donated to the MIDECIANT International Electrography Museum of the Castilla-La Mancha University, Spain. In Germany, the State Museum Schwerin honors Mail Art from Eastern Europe. In Uruguay, Clemente Padín put his entire mail art archive at free service available to the public in the library of the Universidad de la República, UDELAR, Montevideo. Visual artist, editor, and curator Fernando García Delgado of Buenos Aires operates an important international archive, Mail Art / Arte Postal Vortice.

In Belgium, Guy Bleus maintains his Administration Center -42.292. Chuck Welch’s large Smithsonian Artistamp Collection and Mail Art Library resides in The Archives of American Art in Washington, D.C. His Archival Mail Art Index, published by Netshaker Press, is a 1,600 page, annotated, cross-referenced sourcebook and template for archiving mail art ephemera.

In 1979, after some trips to the Amazon, the Amazon archive of Ruggero Maggi in Milan, Italy, was born as a project of social and political criticism against the Brazilian government for the destruction of a large part of the Amazon rainforest in favor of the “trans-Amazonian” roads – real wounds incised in the skin of the jungle – and by a destructive industrial agriculture plan that has devastated it and that is still tragically continuing today.

Amazon testimony of an evolving project: 1979 Amazon in the Sixto/Notes space, the first Mail Art exhibition in Milan; 1980 “Amazonic Trip” at the Catholic University of Lima, the first Mail Art exhibition in Peru dedicated to Edgardo Antonio Vigo’s son, Abel Luis (Palomo); 1981 “Amazonic High Ways” at the XVI Biennial of São Paulo (Brazil); the itinerant projects in Italy, Australia, and Mexico Some Amazonian Indians date back to 1982, while in 2020 the project Amazonia Must Live!

CONCLUSION

From its multi-sourced inception, mail art is a network language that embraces the importance of multi-culturalism. It is an open, democratic form by which multiple, shared identities exist and flourish together. Mail artists fight for social justice and create projects honoring cultural diversity. Mail artists celebrate equal authority, and build interrelationships between gender, ethnicity, and class; all essential objectives in the tumultuous era we live in. Mail art is often an invisible, lonely, costly endeavor that reaps no profits for its advocates. Nevertheless, there is a relentless, creative quest in mail art that has endured for over fifty years, a thirst for tolerance, reciprocity, and uncensored creative exchange around the world.

Categorie:evidenza, Mail Art

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